IL FUTURO DEL VENETO E LA SCOMMESSA DEL MERITO

“Prima il Veneto”. È stato lo slogan di una campagna elettorale. Ora è lo slogan che si sostituisce ad un programma di Governo. E che la Lega vorrebbe trasformare nella bandiera del nuovo Statuto regionale. “Prima il Veneto” è un’idea di futuro che suona all’apparenza rassicurante. Zaia e la Lega, rincorsi in questo da un Pdl orfano di bussola ed identità, la cavalcano non a caso in un momento di crisi. Quando la politica è carente nelle soluzioni concrete, è più semplice prendere di mira dei bersagli di comodo. I Comuni hanno le casse vuote grazie ai tagli di uno dei Governi più centralisti da anni? Meglio dire che la coperta è corta e basta solo per i Veneti doc. La politica fiscale di Bossi e Berlusconi asfissia le famiglie? Meglio dire che la soluzione a tutti i problemi è l’esclusione dai servizi sociali delle coppie di fatto.

Quando i tempi si fanno più duri, quando le certezze per il futuro si fanno più precarie, quando le opportunità si riducono, è rassicurante credere di poter essere all’interno di una cerchia protetta, privilegiata. È rassicurante credere che negando qualche diritto agli altri si possa salvare i nostri. È rassicurante, ma drammaticamente illusorio.

Si potrebbe criticare l’idea di Veneto che ha Zaia per i valori che sottintende: l’esclusione contro l’inclusione, la chiusura contro l’apertura, la paura contro la fiducia. Ma il punto non è morale. Il punto è pratico. Perché il “privilegio” promesso dal candidato leghista non conviene affatto ai cittadini del Veneto.

Cosa penseremmo se alla nostra domanda per partecipare ad un concorso in un’amministrazione di un’altra regione, ci venisse risposto che, indipendentemente dalle nostre capacità, saremmo comunque messi dietro ai cittadini locali? Cosa penseremmo se poi questo trattamento venisse riservato anche ai nostri figli per iscriversi ad un corso a numero chiuso all’Università di un’altra regione, oppure all’impresa per cui lavoriamo nel partecipare ad un appalto per lavori pubblici?

Zaia dice “prima i Veneti”? Forse sarebbe meglio dire “prima il merito” e quindi, come ricordato in questi giorni anche dai rappresentanti di alcune categorie economiche, “prima i migliori”. Se il Veneto vuole assicurarsi un benessere durevole per il futuro, ha bisogno di formare e di attrarre le migliori energie. Ci servono i migliori insegnanti per le nostre scuole, i migliori ricercatori per le nostre università, i migliori operai per le nostre fabbriche, i migliori operatori sociali per assistere i nostri anziani. Dobbiamo domandarci che cittadinanza hanno? O dobbiamo piuttosto cercare di immettere nel motore della nostra società il miglior combustibile? Il futuro del Veneto è in gioco. C’è una sfida da raccogliere. E scommettere sulla chiusura è il modo migliore per perderla.

Stefano Beretta (manager), Gianfranco Candiollo (giornalista), Paolo Colla (dirigente d’azienda), Giancarlo Corò (docente universitario), Otello Dalla Rosa (manager), Stefano Fracasso (consigliere regionale Pd), Paolo Gurisatti (economista industriale), Paolo Mele (avvocato), Giuseppe Nardin (docente universitario), Matteo Quero (imprenditore, consigliere provinciale Pd).

Una Risposta

  1. La questione è delicata. Molti parlano di merito, pochi spiegano cosa sia e come valorizzarlo. Certo la proposta Zaia è retrograda e demagogica ma lo è altrettanto quella di chi propone di premiare i meritevoli senza indicare come.
    Credo che l’argomento ancora non sia stato affrontato in maniera realmente efficace.

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